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Il territorio
dell'attuale Bastida de' Dossi dipendeva
nell'alto medioevo dalla Corte regia di Corana,
donata nel X secolo dall'imperatrice Adelaide al
monastero di San Salvatore di Pavia. A questa
corte faceva capo la più piccola corte di Blundi,
da cui a sua volta dipendeva il castello di
Gazzo, che attorno al XIV secolo prese il nome
di Loco Dossorum dal nome dei suoi signori,
probabilmente subfeudatari del monastero del
Salvatore. Essi sono anche ricordati dalla
cascina Ca de' Dossi di Corana. Nei pressi si
trovava anche il Porto Dossorum, che serviva per
il transito sul Po, e a difesa di questo passo
dal 1452 appare anche Bastida Dossorum. Bastida
rimase sempre legata a Corana del Comune), e con
essa fu infeudata dal monastero del Salvatore ai
Bottigella di Pavia (salvo un'interruzione tra
il 1450 e il 1468), fino alla loro estinzione
nel 1690, dopo di che Bastida rimase sotto la
diretta giurisdizione del monastero fino
all'abolizione del feudalesimo (1797). Dal 1802
al 1814, in epoca napoleonica, il comune fu
soppresso e unito a Silvano Pietra. La
collocazione geografica di Bastida fino ad
allora era diversa da oggi, trovandosi alquanto
più a nord, sempre alla destra del Curone.
All'inizio del XIX secolo il Po si spostò
temporaneamente più a sud, e ciò costrinse gli
abitanti a ricostruire il paese nella posizione
attuale più sicura. |